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L’epistolario Montale - Spaziani

presso il Centro Manoscritti

dell'Università di Pavia

 

«Strumento preziosissimo per entrare nell’officina segreta di uno dei più grandi poeti del Novecento italiano, l’epistolario di Eugenio Montale a Maria Luisa Spaziani si dimostra esso stesso opera letteraria, in cui la riflessione sulla poesia, colta nella confidenzialità della lettera, è offerta nei piccoli segmenti di corrispondenza e verità quotidiana».

Così scrive Giuseppe Polimeni, curatore del “Catalogo delle lettere di Eugenio Montale a Maria Luisa Spaziani (1949-1964)”, pubblicato nel 1999 dal Centro Manoscritti dell’Università di Pavia con il patrocinio della Regione Lombardia.

 

Le trecentoquindici preziosissime lettere sono conservate, dal marzo 1997, presso il Centro Manoscritti creato da Maria Corti. La loro consultazione è inibita per volontà della Spaziani, al fine di salvaguardare il diritto alla privacy. L’epistolario sarà accessibile al pubblico soltanto fra un decennio, quando i riferimenti personali e i giudizi su conoscenze comuni potranno trovare una giusta collocazione nel panorama di quegli anni.

E tuttavia, per quanto riguarda gli aspetti specificamente letterari, il volume curato da Polimeni è in grado di offrire anticipazioni importanti. Il Catalogo fornisce infatti un condensato della materia epistolare (quando non di carattere privato) che in alcuni casi comprende la citazione integrale di passi relativi all’opera poetica di Montale. La riproduzione fotografica degli originali e una prima sistemazione filologica dei testi poetici offre a ricercatori e studiosi l’opportunità di approfondire un itinerario di lettura tra i testi montaliani degli anni Cinquanta.

È appunto in quegli anni che si colloca la fitta corrispondenza epistolare fra i due poeti (che si erano conosciuti nel gennaio del 1949 al teatro Carignano di Torino), destinata a continuare fino alla prima metà degli anni Sessanta.

Sono gli anni in cui Montale, poeta già affermato presso i cultori della poesia, si rivolge come giornalista ad un più vasto pubblico, intervenendo, oltre che in ambito letterario, anche in qualità di inviato alle manifestazioni musicali, sinfoniche e  liriche.

A Maria Luisa Spaziani lo scambio epistolare offre l’opportunità di ottenere una verifica sulla sua prima produzione poetica che sarebbe confluita nelle “Acque del sabato” (1954); a sua volta la Spaziani collabora attivamente all’attività redazionale di Montale per il “Corriere della Sera”.

 

Caso, se non unico, certo singolare tra i carteggi custoditi nelle casseforti pavesi, l’epistolario ha conservato manoscritti e dattiloscritti di liriche che Montale inviava alla Spaziani: un piccolo canzoniere a lei ispirato, che entrerà nella raccolta “La bufera e altro” (1957).

L’epistolario Montale-Spaziani conserva inoltre stesure poetiche anteriori alla versione definitiva, che in alcuni casi possono considerarsi prime redazioni dei componimenti, mentre in altri rappresentano fasi intermedie di elaborazione tra la pubblicazione in rivista e quella in volume.

Un prezioso interscambio fra due grandi personalità della cultura, destinato a costituire materia imprescindibile per la comprensione della poesia del Novecento.

 

 

 

 

“Il gallo cedrone”

Manoscritto di Eugenio Montale

 

 

“Da un lago svizzero”

Acrostico di Eugenio Montale

le cui lettere di inizio verso formano il nome di Maria Luisa Spaziani

 

 

 

 

 

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